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Misticismo, letteratura e psicologia

Immaginari ed esperienze mistiche in letteratura e psicologia

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Publié le mardi 06 novembre 2018 par Céline Guilleux

Résumé

In primo luogo, ci chiediamo quali strumenti può apportare la psicologia allo studio della letteratura detta «mistica». In secondo luogo, vorremmo indagare le infinite potenzialità del testo letterario nell’ambito degli studi psicologici, coscienti del fatto che l’enunciazione letteraria può dimostrarsi una risorsa preziosa per lo studio della mente e della coscienza.

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A cura di

  • Riccardo Raimondo (Università di Zurigo, UZH)
  • Giovanni Maria Ruggiero (Università Sigmund Freud, Milano)

Tematica

Un libero dialogo fra alcuni esperti di diverse discipline si è rivelato particolarmente fruttuoso e appassionante durante una manifestazione tenutasi all’Università Paris-Diderot il 24 marzo 2017. Da questo convegno, intitolato “Misticismo, letteratura e psicologia” nasce l’idea di un volume collettivo sperimentale e transdisciplinare. Attraverso un approccio eclettico, questa monografia si propone di studiare i rapporti complessi fra mistica, letteratura e psicologia.*

In primo luogo, ci chiediamo quali strumenti può apportare la psicologia allo studio della letteratura detta “mistica”. In secondo luogo, vorremmo indagare le infinite potenzialità del testo letterario nell’ambito degli studi psicologici, coscienti del fatto che l’enunciazione letteraria può dimostrarsi una risorsa preziosa per lo studio della mente e della coscienza.

La psicologia, che è il nostro punto di partenza, aderisce al paradigma scientifico ed empirico. Per questa ragione rischia di ridurre l’esperienza mistica al suo aspetto fenomenologico o addirittura patologico. Tuttavia, fin dagli studi sugli stati mistici condotti da William James (1902), vi è una corrente del pensiero psicologico che intende approfondire l’esperienza mistica considerandola come una condizione capace di raggiungere l’intuizione di diversi aspetti del rapporto tra mente e realtà, aspetti non facilmente attingibili con l’indagine puramente empirico-scientifica. Fra queste “scoperte” dell’esperienza mistica, citiamo le più importanti: il “sentimento oceanico” (vedi il carteggio Freud-Rolland, in Freud 1990); la posizione auto-riflessiva (Fonagy, Gergely, Jurist e Target 2002); l’auto-coscienza (di sé e del mondo) del soggetto senziente; il rapporto empatico di comunione con gli altri, o persino il furore provato durante un rito di violenza sacra, e così via.

Possiamo individuare almeno quattro correnti del pensiero psicologico che esplorano gli aspetti fenomenici dell’esperienza mistica. Pensiamo in primo luogo a William James (1902). Il suo approccio è fenomenologico, descrittivo ed empiricamente fondato. Nelle sue ricerche egli descrive gli stati esperienziali che contraddistinguono il misticismo. La seconda corrente appartiene al pensiero psicoanalitico freudiano ed è interessata alla componente pulsionale dell’esperienza estatica di gruppo, soprattutto a partire da Totem e Tabù di Sigmund Freud (1913). Non bisognerà dimenticare la corrente di pensiero psicoanalitico junghiano interessata all’esperienza mistica come condizione di conoscenza intuitiva e costruttiva (Jaffé 1961). Ricordiamo infine certe ricerche proprie alla scienza cognitiva contemporanea, che esplorano i punti di contatto tra esperienza mistica e gli stati mentali di mindfulness, ovvero di “consapevolezza mentale” (Siegel 2007).

In un secondo tempo, bisognerà chiarie alcuni aspetti che riguardano l’approccio letterario: questioni soprattutto di ordine storico e metodologico. L’interpretazione e l’evoluzione della parola “mistica” nella storia è infatti problematica e multiforme.

Derivata dal vergo greco muô che significa “chiudere gli occhi o le labbra”, la parola mustèrion rinvia fondamentalmente alla nozione di segreto. Si trova spesso associata all’ambito religioso per designare alcuni riti ateniesi sotto il nome di “misteri” di Eleusi, che consistono in una cerimonia nella quale l’iniziato può finalmente “vedere” ciò che era nascosto alla vista degli altri e ciò che dovrà inseguito proteggere con il silenzio.

Al centro della nozione di “mistica” si trova anche l’idea di un’incomunicabilità. Se in epoca ellenistica o romana, l’ambito di applicazione di questo termine riguarda una categoria specifica di religioni la cui istituzione è fondata sull’iniziazione e il segreto (i “misteri”), è solo a partire dal Medioevo che la parola “mistica” servirà per designare un’esperienza spirituale personale, in presenza del divino, che sfida le capacità del linguaggio a descriverla o a rappresentarla.

Se dal punto di vista dei “misteri” greci, questo termine indicava l’esperienza dell’iniziato di fronte a un mistero trascendentale, gli autori cristiani del Medioevo utilizzano invece l’aggettivo “mistico” per fare riferimento a diverse categorie esegetiche: un modo di interpretare le Scritture e la storia della chiesa (il senso mistico dei testi); un modo per ragionare razionalmente sulla realtà divina (teologia mistica); l’interpretazione cristologica delle Scritture (si parlerà quindi del senso mistico del sacrificio di Isacco); l’appartenenza dei fedeli a una comunità spirituale (si parlerà, in questo caso, di corpo mistico della chiesa), e così via. Michel de Certeau (2013) farà notare come il termine “mistica” assumerà un altro significato a partire dal XVI e XVII secolo: l’aggettivo “mistico” verrà usato da diversi commentatori, non solo per descrivere l'esperienza spirituale di personalità eccezionali come Giovanni della Croce o Teresa d’Avila, ma anche per fare riferimento a un vero e proprio “genere letterario”.

Ci interesseremo al termine “mistica” sotto quest’ultimo aspetto. In effetti, non desideriamo trattare la mistica dal punto di vista della sua dimensione religiosa o comunitaria, ma nella prospettiva di un’esperienza individuale al tempo stesso psicologica e letteraria. La mistica ci interessa quindi nella misura in cui essa interviene, da una parte, nella dinamica della creazione letteraria, dall’altra, nella modificazione degli stati di coscienza.

Questo volume cercherà di definire alcuni criteri per descrivere questa dinamica complessa, al fine di esplorare la singolarità del discorso mistico e la sua evoluzione letteraria e psicologica. L’origine di una “scrittura mistica” sembra trovare la sua fonte d’ispirazione nel paradosso di un’esperienza vissuta che, in perenne tensione fra l’impossibilità di dire e la necessità di comunicare, si colloca sulla soglia fra il linguaggio e l’ineffabile, il visibile e l’invisibile, l’enunciazione e il vissuto. Il parlare mistico o angelico, come lo definisce Certeau (1988, 2013), corrisponde inoltre, nel corso della storia, all’intensificazione di una riflessione religiosa che costringe l’uomo a misurarsi con delle nozioni complesse, come l’Assoluto e l’Infinito. Queste nozioni sono problematiche e sarà necessario studiare, non solo le origini e i contesti nelle quali appaiono, ma anche le caratteristiche stilistiche della loro manifestazione letteraria.

Questo approccio letterario all’esperienza mistica può, a sua volta, essere rivisitato dal punto di vista psicologico come esempio di una delle possibili espressioni dell’esperienza psichica. In ultima analisi, mentre finora la psicologia si è limitata ad analizzare gli stati mistici individuali, riteniamo che sia interessante estendere l’indagine anche ai testi letterari che esprimo una esperienza vissuta.*

Prospettive teoriche

Desideriamo attirare l’attenzione degli studiosi su tre questioni di ordine metodologico:

  1. Considerare l’espressione mistica dal punto di vista di un approccio storico, esaminando i contesti storico-sociali nei quali è emersa;
  2. Contemplare l’esistenza di un discorso mistico anche al di fuori delle religioni ufficiali;
  3. Esplorare e definire le relazioni e le implicazioni letterarie fra l’esperienza mistica e i processi psicologici.

In primo lungo, per quanto riguarda la possibilità di un approccio storico, sappiamo che Certeau (2013) ha cercato di descrivere una serie di tipologie al fine di leggere, identificare e contestualizzare il genere letterario della fabula mistica nella storia letteraria e religiosa. Certeau circoscrive la sua analisi fra il XVI e il XVII poiché, dal suo punto di vista, la letteratura mistica, anche se non comincia nel XVI, viene denominata e si evolve in questo secolo sotto una forma peculiare e unica (Certeau 2013). In questo contesto, sarà importante chiedersi secondo quali modalità la mistica è presente all’infuori di questo periodo storico studiato da Certeau. Essa è solo una «figura transitoria fra l’universo medievale e l’epoca moderna», come lo sospetta Françoise Champion (1984)? Fino a che punto possiamo condividere lo scetticismo di Carlo Ossola (2012) rispetto ai tentativi di “aggiornare” il lessico della mistica e di adattarlo ai nostri tempi?

In secondo luogo, riguardo la definizione stessa del discorso mistico, ricorderemo che Lydie Parisse (2012) ha riunito diversi studi che cercano di descrivere le caratteristiche dell’enunciazione mistica attraverso le arti e la letteratura, dalla fine del XIX ai nostri giorni, all’interno e al di fuori dei credo tradizionali.

In terzo luogo, dal punto di vista delle relazioni e delle implicazioni letterarie fra l’esperienza mistica e i processi psicologici, ci interesseremo soprattutto alla possibilità di esplorare gli stati emotivi durante l’estasi mistica usando come supporto il testo letterario. In questo particolare frangente, possiamo ipotizzare almeno due tipi di approccio.

Il primo approccio potrebbe esplorare il legame fra la teoria “sacrificale” del capro espiatorio elaborata da René Girard (1987) – poi reinterpretata da Giuseppe Fornari (2007) – e la psicologia sociale che descrive le modalità attraverso le quali la coesione collettiva si costituisce a partire da esperienze di estasi “dionisiaca”, per mezzo della quale la fusione con il gruppo porta a esperire stati alterati di coscienza che consentono al singolo di proiettarsi emotivamente al di fuori dei limiti individuali. Una delle implicazioni di questa ipotesi di lavoro suggerisce che la condizione mistica di comunione con il Divino trova la sua radice in una esperienza collettiva in cui le componenti interpersonali precedono quelle individuali. Noteremo, a mo’ di digressione, che esiste una forte analogia fra questa prospettiva e alcuni studi psicoanalitici freudiani interessati all’indagine della componente pulsionale nell’esperienza estatica di gruppo. A tal proposito, non solo ricordiamo nuovamente Totem e Tabù di Freud (1913) o il carteggio tra Freud e Romain Rolland (Freud 1990), ma desideriamo evocare anche le ricerche di Elvio Facchinelli (2009). Controparti letterarie di una simile ipotesi si possono individuare, ad esempio, nella celebre scena del sogno di Hans Castorp nella Montagna Magica (1924), in cui il protagonista si ritrova in un paesaggio della Grecia classica che però cela un terribile segreto antropofagico.

Il secondo metodo cerca di studiare le connessioni sussistenti fra lo stato mistico individuale, varie correnti del pensiero psicologico e la dimensione letteraria. Potremmo citare ancora gli studi fenomenologici sull’esperienza mistica di William James (1902), oppure identificare l’analisi degli stati dissociativi di Pierre Janet (1989) come possibile “controparte patologica” dell’esperienza mistica. Ma potremmo anche evocare ancora il pensiero psicologico junghiano interessato all’esperienza mistica come condizione di conoscenza intuitiva. Ricorderemo inoltre le ricerche della scienza cognitiva contemporanea che esplora i punti di contatto tra esperienza mistica e gli stati mentali di mindfulness (it. “consapevolezza mentale”) come gli studi di Daniel Siegel (2007), quelli sulla mentalizzazione di Peter Fonagy (Fonagy, Gergely, Jurist e Target 2002) e quelli sulla metacognizione di Adrian Wells (2009), i cui corrispettivi letterari spaziano dalle intermittenze del cuore proustiane al romanzo Solaris (1961), opera filosofica e fantascientifica di Stanislaw Lem. Le varie linee di indagine tuttavia non si escludono a vicenda ma si sovrappongono, come lo dimostra, ad esempio, l’interpretazione psicologica di Proust proposta da Kemp, che cerca di integrare e arricchire la classica relazione tra La Ricerca del Tempo Perduto e la filosofia bergsoniana, grazie alle scoperte della psicologia dinamica francese derivata da Pierre Janet (1989), che utilizzava il concetto di dissociazione al posto di rimozione. Si noterà che Kemp si serve anche di altri concetti psicoanalitici come l’inconscio e la sessualità, e rinnova l’uso di alcune nozioni della psicologia cognitiva come la memoria e l’attenzione (Kemp 2014).

Riassumendo, questo volume intende continuare a tracciare il solco degli studi citati, in una prospettiva cronologia più ampia e attraverso il prisma degli studi cognitivi. Gli studiosi sono quindi invitati a riflettere sulle caratteristiche ricorrenti del discorso mistico e a considerarle dal punto di vista delle loro implicazioni psicologiche.

In un mondo in perpetuo cambiamento, la transdisciplinarità è un approccio tanto problematico quanto necessario, non solo nell’ambito delle scienze dette “dure”, ma sempre di più anche nella complessa costellazione delle Scienze Umane e Sociali. Con questo volume speriamo di gettare le basi per un dialogo coraggioso fra discipline molto diverse ma anche inesorabilmente complementari.

Prospettive di ricerca

Nel contesto di questa pubblicazione, ci permettiamo di proporre alcune piste di riflessione senza alcuna pretesa di esaustività:

  • Rappresentazione dell’esperienza mistica in letteratura e psicologia;
  • Metamorfosi del discorso mistico in letteratura e in psicologia;
  • Tracce nascoste della mistica nella letteratura e nella psicologia;
  • Le implicazioni psicologiche della letteratura mistica;
  • Le implicazioni letterarie di stati di coscienza alterati derivanti da un’esperienza mistica;
  • Una lettura psicologica delle visioni mistiche nell’enunciazione letteraria;
  • Il rapporto tra esperienza mistica di tipo estatico, trance dionisiaca di gruppo, modelli di psicologia interpersonale e i loro corrispettivi letterari;
  • Il rapporto tra esperienza mistica, stati autoriflessivi metacognitivi e la loro trasposizione letteraria;
  • Il rapporto tra esperienza mistica, stati dissociativi post-traumatici e la loro fizionalizzazione letteraria;
  • Il passaggio da trance estatica di gruppo a stati individuali auto-riflessivi (e/o dissociativi) nelle rappresentazioni letterarie;
  • Il ruolo degli stati individuali auto-riflessivi e di quelli dissociativi nella letteratura mistica;

Modalità di candidatura e calendario

Gli articoli dovranno contare fra i 10.000 e i 25.000 caratteri (bibliografia inclusa) e dovranno essere inviati in formato WORD

entro il 30 gennaio 2019

agli indirizzi e-mail indicati in questo documento. Gli articoli includeranno un riassunto in italiano e in inglese (150/200 parole per ogni riassunto) e una breve biobibliografia in italiano e inglese (150/200 parole per ogni biobibliografia).

I testi dovranno seguire attentamente le seguenti regole di formattazione dell’editore Altes (Roma). Le norme editoriali si trovano alla fine di questo documento. Le autrici e gli autori sono pregati di attenersi rigorosamente alle regole di questo bando. Le proposte incomplete saranno scartate. Le proposte accettate saranno sottoposte a un ulteriore referaggio da parte del nostro Comitato scientifico. Dopo un’approfondita correzione, gli articoli saranno pubblicati all'interno di una miscellanea presso l’editore Alpes (Roma) intorno a luglio 2019.

  • raimondo.riccardo@yahoo.it
  • gm.ruggiero@milano-sfu.it

Comitato scientifico

  • Paolo Azzone (Università degli Studi di Milano),
  • Renata Gambino (Università di Catania),
  • Filippo Pergola (Università Roma Tor Vergata),
  • Grazia Pulvirenti (Università di Catania),
  • Riccardo Raimondo (Università di Zurigo),
  • Giovanni Maria Ruggiero (Università Sigmund Freud, Milano),

et alia.*

Requisiti e norme editoriali (Editore Alpes, Roma)

REQUISITI

  • Gli Autori devono precisare che si tratta di un lavoro inedito
  • Gli autori devono precisare che il lavoro è scritto secondo le attuali norme di legge relative alla privacy e al copyright.

NORME EDITORIALI

  • Gli autori devono ridurre al minimo le note a piè pagina.
  • Le citazioni vanno tra virgolette doppie (“)
  • Le citazioni di autori stranieri vanno riportate in italiano utilizzando, se c’è, l’edizione italiana, fatta eccezione per le traduzioni personali che vanno segnalate tra parentesi (mia traduzione).
  • Le interpolazioni nel testo citato dovranno essere poste tra parentesi quadre; per esempio: “Egli [Green] scrive…”.
  • Le omissioni nel testo verranno segnalate: […].
  • I riferimenti bibliografici nel testo, appaiono con anno e riferimento pag.,esempio: (Freud, 1921, 315). Se sono due appaiono entrambi,+ anno e pag. Se sono più di due: (Green et al.+ anno e pag.).
  • I titoli di libri vanno riportati nel testo in corsivo.
  • I titoli di articoli di riviste vanno tra virgolette doppie.
  • Ogni riferimento bibliografico nel testo avrà una corrispettiva voce nella bibliografia  a fine testo.

 BIBLIOGRAFIA

  • A fine del testo dovrà essere sempre presente una bibliografia con i soli autori citati nel testo.
  • Gli Autori devono essere in ordine alfabetico e, per ogni autore ci deve essere anche un ordine cronologico. In caso di più opere dello stesso autore, apparse nello stesso anno , queste vengono differenziate con lettere in ordine alfabetico (Freud, 1914 a) sia nel testo che nella bibliografia.
  • La voce bibliografica relativa ad un libro, come segue:

Freud S. (1912-1913), Totem e tabù, O.S.F, vol. 7. 

  • Dei libri stranieri deve essere indicata, dove esiste, la traduzione italiana:

Bollas C. (2000), Isteria, Cortina, Milano, 2001.

  • Testi in volume:

Chiland C. (1992), “Discussione di Colette Chiland”, in : Rosenfeld D., Mises R., Rosolato G., Kristeva J. et al. (a cura di), La funzione paterna, Borla, Roma, 1995

  • Testi su riviste:

Rosenfeld D. et al. (1992), ‘’Le rôle du père dans la psychose ‘’, Journal de la psychanalyse de l'enfant, 11, ‘’ La fonction paternelle’’, p. 39-46.

TITOLI E SOTTOTITOLI

  • TITOLI DI CAPITOLO: MAIUSCOLO CENTRATO (Garamond 14)
  • A SOTTOTITOLO DI PARAGRAFO MAGGIORE: Maiuscoli, a sin (GARAMOND 12)
  • 1, SottoTitolo di paragrafo minore Minuscoli in neretto, a sin (Garamond 12)
  • Titoli (eventuali) di sottoparagrafi: Minuscolo, a sin (Garamond 12)

EVIDENZA:

  • Nel testo per evidenziare parole o frasi parti significative usare in corsivo

FIGURE E TABELLE

  • Fig e tab : inserite a fine capitolo, a parte, indicando nelle diverse pagine idove inserirle “ins qui fig. …..”
  • Se riprese da altre fonti, indicare la fonte con la casa editrice per richiedere l’autorizzazione alla riproduzione
  • Elenco della legenda delle figure, a parte
  • Titolo delle tabelle: in testa alla tabella stessa
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  • Verificare la leggibilità del testo di tali diapositive prevedendo che andranno riprodotte con perdita di definizione o leggibilità se i caratteri sono troppo piccoli

Bibliografia indicativa

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FREUD, Sigmund (1990), Lettere alla fidanzata e ad altri corrispondenti 1873-1939, trad. it. di Mazzino Montinari e Giuseppina Quattrocchi von Wissmann, Boringhieri, Torino.

GIRARD, René (1982), Le Bouc émissaire, Parigi, Grasset.

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WELLS, Adrian (2009), Metacognitive Therapy for Anxiety and Depression, New York, Guilfrod Press.

Dates

  • mercredi 30 janvier 2019

Mots-clés

  • misticismo, letteratura, psicologia

Contacts

  • Raimondo Riccardo
    courriel : raimondo [dot] riccardo [at] yahoo [dot] it
  • Ruggiero Giovanni Maria
    courriel : gm [dot] ruggiero [at] milano-sfu [dot] it

Source de l'information

  • Raimondo Riccardo
    courriel : raimondo [dot] riccardo [at] yahoo [dot] it

Pour citer cette annonce

« Misticismo, letteratura e psicologia », Appel à contribution, Calenda, Publié le mardi 06 novembre 2018, https://calenda.org/500085

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